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Convento

 

 

 Lo storico Convento di Santa Maria delle Grazie, tenuto a suo tempo dai Padri Conventuali, edificato presumibilmente intorno al ‘500 da Domenico Agacio e Gerolamo Curaro per l’ordine francescano dei minori conventuali, come risulta dal

Il convento restaurato

documento del 1752 riportato da Francesco Russo, e dalla lettura di un’epigrafe recuperata ed apposta sulla parete sud dell’abside della Chiesa, incisa, su pietra locale calcarea, in latino dove si legge:

 

Iscrizione nell'abside

 

Iheronimo Ferraro et Agatio
Mantiano presbiteri quam
maxime per annos decemnovem agita
socii hanc divi francisci domum
sub dies aprilis 1533 una cum
patri non sine magno labore
fundarunt quorum hic corpora
1575 iacent ac eorum animas
in celo simul esse credimus
Iacobo Antonio De Perna.

 

 

TRADUZIONE:
Giacomo Antonio Deperna, terziario dello stesso Convento dedicò, in data non citata, a Gerolamo Ferraro ed Agazio Manziano, presbiteri, che insieme, quant’altri mai, diressero per 19 anni questa sede del Divino Ordine Francescano che, non senza grande fatica, uniti alla comunità locale, fondarono nell’aprile del 1533. I loro corpi giacciono nella Chiesa dal 1575 e l’autore si dice certo che le loro anime siano salite insieme in cielo.


E’ probabile che in questo Convento sia sorta la scuola degli scalpellini ad opera dei monaci che contribuirono all’evoluzione della loro arte ed al miglioramento della cultura e della società.
Il Convento è collocato su una rupe che si affaccia sulla Valle del Savuto. Del Convento restano intatti oggi solo i muri perimetrali che danno, comunque, un’idea piuttosto precisa della sua estensione, mentre la Chiesa, a navata unica, è stata completamente recuperata grazie ed interventi di restauro.

L’accesso al Convento è un lungo corridoio scavato nella pietra sul lato sinistro della Chiesa;

Il corridoio d'ingresso

Il portale è ad arco a tutto sesto, scanalato a più livelli e sormontato da una cornice con ricca trabeazione.
I ruderi del Convento sono coperti dalle deiezioni della collina che sovrasta l’area, ma restano ben visibili alcune murature perimetrali del versante est.

Il portale

La Chiesa è situata in posizione dominante rispetto all’insediamento abitativo. Col Palazzo Marsico  (annesso al convento) ora sede comunale, costituisce, nel piccolo centro di Altilia, un importante riferimento storico da salvaguardare.
Il presbiterio è di forma quadrangolare con piano più elevato rispetto al calpestio dell’aula. E’ collegato ad una piccola sacrestia e tramite il citato corridoio si collega al Convento.

Il presbiterio e la navata

Esso delimita la navata unica con 2 costoloni dai quali furono asportati, in passato, i conci di pietra calcarea, sagomati e scolpiti, dell’arco sacro. Le modanature dei conci sono tipiche dell’arte Francescana e rappresentano la testimonianza più importante ed espressiva per la lettura critica del monumento.
Essendo stato possibile il suo recupero, la prima operazione è stata quella di rimettere in sito tutta la struttura dell’arco, che una volta ultimata, ha dato l’idea più precisa dell’altezza originaria della copertura della Chiesa, probabilmente non ad un unico livello.
Inoltre, da alcune vecchie foto, si è potuto accertare che il tetto era a due falde  sorretto da capriate lignee e certamente copriva tutta la navata fin sopra l’arco sacro; incerta invece era l’ipotesi di una quota di copertura più bassa sull’ambiente del presbiterio.

Le capriate

Oggi, la copertura è stata completamente rifatta con capriata in legno che si lega armonicamente alla vecchia struttura. Per aver reso possibile il rifacimento del tetto, si è dovuto dapprima procedere al completamento del perimetro murario coronato da un cordolo di cemento armato sul quale sono state appoggiate e vincolate le capriate lignee alla palladiana che sostengono la struttura del tetto, impermeabilizzata e coperta con coppi in laterizio.
Le parti di muratura mancanti sono state ricostruite con un “opus”  in mattoncino in laterizio che ben si amalgama con il colore della pietra alle discontinuità delle murature esistenti che hanno subito crolli. Il cordolo in cemento armato è stato costruito leggermente arretrato rispetto al filo del perimetro esterno tanto da averne consentito il rivestimento con lo stesso mattoncino.

L'opus

 

L'opus a mattoncino

L’opera è stata eseguita completamente a faccia vista tale che la lettura dei materiali sia immediata.
Il portale d’ingresso non è quello originario: secondo le tracce visibili dall’interno, l’arco era ribassato e più grande. L’attuale portale ad arco a tutto sesto risale probabilmente alla fine del 1700 data la sua somiglianza con altre Chiese dei paesi limitrofi.

Il portale, vista interna

 

Tipica è la rosetta scolpita sulle basi dei piedritti che riconosciamo come espressione della mano di scalpellini locali i quali probabilmente eseguirono un portale analogo nella Chiesa di Belsito dedicata a San Giovanni Battista.

La rosetta del piedritto

 

La finestra originaria sulla facciata, era nella zona più alta del timpano. Ispirandosi alle rosette dei piedritti, data la non originalità della facciata, gli architetti hanno ritenuto opportuno disegnare una finestra che si adeguasse al portale, di opportune dimensioni e sufficientemente grande per dare luce naturale al vasto ambiente dell’aula.

Il rosone

 

Le altre finestre già presenti, sono state chiuse con telaio fisso in legno e vetro trasparente. Per quanto riguarda le coperture delle zone del presbiterio e della sacrestia, sono state realizzate a capriate.
Durante i lavori di restauro, sono venute alla luce le tombe dei due edificatori del monumento.
Le tombe sono situate ai piedi dell’abside: una da un lato e una dall’altro. In corrispondenza dell’ingresso e della zona absidale sono individuabili, sotto la superficie del pavimento, altre due tombe.

Una delle tombe laterali

 

Le tombe centrali

  Lungo l’unica navata, sono dislocati tre oblò in vetro sulla pavimentazione, dai quali si possono intravedere delle celle adibite a fosse comuni. Le cinque tombe presenti nella struttura sono tutte ricoperte da una spessa lastra di vetro. La pavimentazione è stata realizzata con pietra di San Lucido e abbellita con una greca, in laterizi di colore più scuro, che percorre l’intero perimetro dell’aula.

 

Stemma

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